Apprendenti autonomi e tutor

feb 13th, 2011 Posted in Senza categoria, riflessioni | no comment »

Apprendista/Esperto
Studente/Maestro
Apprendente autonomo/Tutor ?

Quello che ha sempre costituito la base del processo è la condivisione del modello, il profilo d’arrivo.
In questo momento la condivisione è cessata. Non è l’apprendimento ad essere messo in causa, ma l’insegnamento.
Il tutor è quello che non garantisce l’acquisizione di contenuti/competenze che definiscono il modello, ma sorveglia il modo di acquisire le competenze/conoscenze decise dall’apprendente. Non diminuisce la sua importanza, ma il suo ruolo cambia e le competenze necessarie per svolgerlo mutano. Di qui il cambiamento di significato della valutazione.
Con molti se e ma:
- come può il (giovane?) apprendente sapere in anticipo qual è il profilo finale verso cui tendere?
- è possibile un’educazione standard?
- è possibile separare l’insegnamento dei metodi di apprendimento da quello dei contenuti?
La separazione standard tra concetti, strumenti, tecniche e storia come parti di un sillabo, e il loro ordinamento sequenziale, ha ancora senso?
In un’educazione informale e personalizzata le condizioni di partenza dell’apprendente sono fondamentali: alla conoscenze e alla capacità di apprendimento generica si sostituiscono la storia, la fase, la disponibilità verso una parte o un’altra del sillabo. C’è il momento della tecnica e quello del ripiegamento sulla storia, quello della riorganizzazione in categorie generali e quello della scelta di uno stile. Il ritmo della formazione dovrebbe conoscere e seguire questi tempi se vuole essere efficace.

Flickr e l’apprendimento informale

gen 27th, 2011 Posted in riflessioni | no comment »

Continuo a sperimentare su Flickr, scelto come piattaforma 2.0 per certe caratteristiche sue:
- la parola non è centrale
- la foto non è un oggetto mediaticamente forte come il video o l’audio
- la foto è un prodotto che ha conservato legami col passato molto di piu’ del video e dell’audio

La domanda generale è quella relativa all’apprendimento informale in una piattaforma di questo tipo.
Diciamo che è un esperimento (per ora su me stesso) di applicazione delle teorie sull’apprendimento informale.

(Se funziona qui, con molti “se” e “ma”, puo’ funzionare in altri ambienti, progettati anche appositamente,)

Quanto sono utili all’apprendimento attività manuali diverse come:
- andare in cerca di foto “a istinto” (ricerca libera per parole chiave)
- iscriversi a gruppi tematici
- scegliersi dei contatti
- inviare foto sperimentali
- creare set per categorizzare questi esperimenti
- commentare e farsi commentare
- titolare le proprie foto
- creare dei gruppi apposta

Quanto sono fondamentali le funzioni automatiche dell’ambiente che ci sono (segnalazione di possibili contatti, di foto interessanti) o che potrebbero esserci (segnalazione di foto “simili”, in cui simile andrebbe definito)?
Quanto è utile la prosecuzione al di fuori dal SN virtuale con contatti reali con le persone conosciute lì dentro ?
Quanto l’approfondimento su altri media (carta) di quello che su Flickr è appena abbozzato, o solo citato, o non c’è, per esempio degli stili, delle scuole, delle epoche, delle tecniche, dei fotografi ?
Quali requisiti ci vogliono perché tutto questo funzioni (età? competenze alfabetiche alte? capacità di autogestirsi? tempo libero? serendipity?)

Occorrerebbero interviste, questionari, o vere simulazioni…. per ora mi limito alle ipotesi, alle discussioni e alle analisi personali.

C’è poi la questione della valutazione.
Come verifico il mio apprendimento (supposto che mi interessi farlo, magari solo per decidere se il tempo perso valeva la pena) ?
Intanto si guardano tante foto degli altri. Ma tante. Magari non all’inizio, ma poi piano piano scopri che tutto quello che hai fatto era già stato fatto.
Il passo seguente è scoprire le altre possibilità.
Su un altro piano: i titoli, le descrizioni, le tag, insomma le parole. Il modo in cui il linguaggio verbale si intreccia con quello visivo cambia: di nuovo si scopre il proprio posto in mezzo all’universo.
Allora questo è un primo punto: la propria collocazione in un insieme.

Infine: come si potrebbe trasferire tutto questo in un altro campo?
Per esempio: scrivi un testo. Poi dai un’occhiata agli altri testi. Ripensi il tuo testo, il posto che il tuo testo aveva per te (nella tua categorizzazione del mondo: bello, fico, unico, speciale, su questo argomento, di questa tipologia… ). Prima ancora di cambiare le tecniche, l’oggetto viene ripensato nel contesto degli altri.

E’ ovvio che in una scuola anormale a nessuno viene proposto di leggere cose scritte da altri pari.
Ma soprattutto il posto (nella scala di valori e nel sistema dei concetti) viene assegnato da qualcun altro.
Anche qui si potrebbe indagare oltre le classiche distinzioni tra utenti partecipanti e utenti “lurkers”
Ci sono utenti che non vogliono mostrarsi ma esplorare, e capire meglio quello che fanno attraverso un confronto “muto”. Non è solo la …sfera emotiva ma anche quella cognitiva, non solo i valori ma anche le categorie.
Da un altro punto di vista: negli ambienti di apprendimento formali si entra per imparare, e si sottoscrive un patto formativo
In quelli informali non si sottoscrive un patto, ma si impara lo stesso (controvoglia?). Non ci sono garanzie, certo. Ma per certi versi sembra che, per citare un paradosso, non si possa non imparare.

LiDiA – il sito

giu 11th, 2010 Posted in novità, riflessioni | no comment »

Ho raccolto (alcuni) materiali dedicati alla Linguistica degli Artefatti Digitali in questa pagina

LiDiA

In particolare, un testo che riassume delle riflessioni sull’Estetica degli artefatti digitali:

“Questo articolo fa parte di una serie di interventi che si propongono il difficile compito di indagare la possibilità di applicare anche ai codici sorgenti dei programmi per calcolatore alcuni concetti, tecniche e teorie che sono state sviluppate in questi anni a proposito dei testi linguistici più tradizionali. Si tratta di un compito che si è dato come programmatico il Laboratorio di Linguistica degli Artefatti Digitali della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza.

All’interno di questa sfida generale, ci occuperemo qui di una questione specifica, che però finisce per andare a toccare tutte le altre e in qualche modo le rappresenta.

La questione di partenza è se sia possibile un’estetica della programmazione. Non un’estetica degli artefatti digitali intesi come prodotti finali fruibili con i nostri sensi (“computer graphics”, “computer music”), ma proprio degli artefatti digitali primari, in se stessi, allo stadio di codice sorgente.”

Continua su Estetica degli artefatti digitali

Sociolinguistica degli artefatti digitali

mag 30th, 2010 Posted in corsi, novità | no comment »

Questo titolo roboante è anche il titolo di un seminario, a cura del sottoscritto e di Maurizio Mazzoneschi, che si è svolto a Carrara, all’Accademia di Belle Arti il 18 maggio 2010.

La domanda più ovvia è: cosa c’entrano gli artefatti digitali con le belle arti? questo era appunto il contenuto del seminario…

Grazie alla lungimiranza del direttore della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte, Tommaso Tozzi, è stato possibile condurre questo seminario ibrido alla presenza di alcuni docenti (Enrico Bisenzi e Massimo “Contrasto” Cittadini) e studenti.

Un resoconto molto preciso e completo del seminario si può leggere sul blog ScaccoAlWeb a cura di Enrico Bisenzi http://scaccoalweb.dotblog.it/2010/05/programmare-%C3%A8-come-narrare.html
Materiali relativi al seminario possono essere scaricati da http://ada.lynxlab.com/staff/steve/public/docu/lidia/carrara/.

L’invito al seminario recitava quanto segue:

Siamo alla fine del millennio scorso. Per caso, un esploratore si imbatte in un continente sconosciuto, di dimensioni vastissime. Strade, città e biblioteche, e nelle biblioteche milioni di testi, scritti non in una sola, ma in decine e decine di lingue diverse. Testi diversi di autori diversi, dedicati ai fini più differenti, cortissimi e enormi, scritti a più mani, criptati, fondamentali o inutili.
Scritti per essere usati, per essere letti o  per essere analizzati e insegnati.
Da una prima analisi di questi milioni di testi, sembra di poter dire agli esploratori che ci sono stati periodi, scuole diverse, mode. Che aree diverse del continente hanno prodotto autori riconoscibili, che a loro volta hanno insegnato e influenzato altri autori.
Di tutto questo, niente è mai stato raccontato, né qui da noi né altrove.
Il continente di cui vogliamo parlare è quello dei codici sorgente dei  programmi. Più di 50 anni di letteratura, più di 50 lingue diverse. Un corpus di testi dalle dimensioni quantitative enormi: l’archivio su web più noto di software OpenSource, SourceForge.net, contiene quasi un milione di “libri” diversi relativi solo agli ultimi 5 anni. Eppure nessun’indagine, nemmeno di ricognizione, è stata condotta finora da un punto di vista linguistico, stilistico, retorico.
Quello che stiamo cercando di fare è trovare un posto a questo continente all’interno della cartografia, accanto ai territori più noti in cui si sono incontrate (persone e) discipline tanto diverse come
linguistica e informatica; poi cercheremo di capire il perché di questo lungo nascondimento, e proveremo a immaginare l’apocalissi, cioè di modi concreti di comunicare la nostra scoperta al mondo.”

Antinucci, Augias e il Web 2.0

dic 5th, 2009 Posted in riflessioni | no comment »

Una prima cristallizzazione delle riflessioni e delle prove (timide) nel Web 2.0 è stata causata dalla lettura dei commenti in un gruppo di Facebook relativi alla trasmissione di Augias (Storie, Rai Tre) in cui si intervistava Antinucci a proposito della Google generation. Il percorso è più o meno questo:

Rai -> Rai Streaming -> Blog Netfuturismo -> Facebook

Quello che ho seguito io invece è questo:

Facebook -> Blog Netfuturismo -> Rai Streaming -> Libro di Antinucci -> Recensioni varie del libro (Anobi etc)

Di qui è partita una ricerca sul tema della critica al Web 2.0, della difesa del giornalismo di qualità e del ruolo dell’editoria, dello scontro Google/Murdoch.

Il frutto della ricerca è questo articolo che trovate su altrascuola http://www.altrascuola.it/altranuova/index.php?option=com_content&task=view&id=336&Itemid=41

Niente di trascendente, ma interessante il fatto che proprio l’altro ieri sia uscito “Eretici digitali” (Apogeo, 2009) di Zambardino e  Rossi, fondatori tra l’altro di Kataweb.

Steve sul web 2.0

mag 20th, 2009 Posted in riflessioni | no comment »

Learning by doing? e allora per capire cos’è e come funziona il web 2.0 mi sono dato da fare…
Ancora la fase di riflessione non è ancora arrivata. Per ora mi limito ad una mappa e a qualche nota volante
- Personale
- – 1. Facebook
- – 2. Flickr
- Professionale
- – 3. Linkedin
- – 4. Google Documents
- – 5. Google Calendar

steve

1. Su Facebook ci sono oltre 500 Penge, di cui due Stefano (uno non sono io: quale?)
Matthew si è dato da fare e ha contattato tutti i Penge del mondo (quasi tutti negli States o in Italia).
Mi sembra possibile usare questa rete per stabilire se è vero che il cognome viene da una trascrizione di quello di Jakob Penkczo, huommo d’arme arrivato nel Lazio nel 1400 al seguito di qualche esercito. Sarebbe corretto se scrivessi a tutti i Penge per chiedere quello che sanno sulle loro origini?

Comunque ho deciso provvisoriamente di usarlo solo per questi aspetti delle relazioni umane: futili e affettivi, più che razionali e importanti.

A latere: sulla mia home page in questo momento vedo la pubblicità dell’epilazione laser: ma come le fanno le profilazioni a Facebook?
___
giostra

2. Ci sono 38.478 Steve su Flickr, le mie quasi 50 foto sono qui. Come le catalogo? con  i set, i gruppi, le tag ?
Le tag mi pare funzionino bene, ma la lingua è un filtro forte.
NIght batte Notte 50 a 1, ovvero 3.452.385 a 75.804. (636.996 a 11.507 se si considerano solo le foto con licenza esplicita CC). Per cui mettere la tag “night” è meno significativo che mettere “notte”.

Ho usato i set (ma li vedo solo io?) e sto provando ad usare il georeferencing, ma servirà a qualcosa?

L’ordine nei risultati di una ricerca non sembra modificabile (es. x classifica? macchina? tipo di foto?), il che mi pare una mancanza grave.

Per chiudere: ma su Flickr usano Babelfish?

Le regole di un gruppo:

“Potete aggiungere 5 fotografie al giorno allo pool fotografico….
… e, in generale, cose che non sono architettura. I coordinatori possono cancellare le fotografie o lasciare le fotografie dentro, come sembra di destra a loro. Metta prego le fotografie indietro cancellate.
… Usi prego soltanto le piccole fotografie durante le discussioni. Non metta prego più di tre fotografie in un topic, ma potete scrivere un collegamento ad un set.”

Linguistica degli artefatti digitali

nov 18th, 2008 Posted in riflessioni, software | no comment »

E’ la mia ultima fissazione. Un progetto di ricerca al suo nascere, cui sto cercando di dare sostanza e continuità presso Scienze della Comunciazione con un Laboratorio permanente, ma che è aperto a collaborazioni di vario genere.
L’idea (che mi pare originale, o comunque davvero poco diffusa) è che si possa guardare all’enorme corpus di codice sorgente scritto negli ultimi 50 anni come, appunto, ad un corpus testuale, scritto in lingue diverse, in epoche diverse, e quindi soggetto alle stesse leggi di qualsiasi altro corpus documentale.

Il progetto può essere descritto come la scoperta di un continente sconosciuto: quello dei codici sorgente dei programmi. Più di 50 anni di letteratura; più di 50 lingue diverse. Un corpus di testi dalle dimensioni quantitative enormi (SourceForge.net contiene quasi un milione di “libri” diversi relativi solo agli ultimi 5 anni). Nessun’indagine, nemmeno di ricognizione, è stata condotta finora da un punto di vista linguistico, cioè riconoscendo a questi documenti la loro caratteristica principale: cioè di essere scritti da persone concrete in tempi determinati, secondo le loro personali idiosincrasie ma anche seguendo stilemi e mode determinati. Prima di essere “descrizioni di un algoritmo in un liguaggio di programmazione”, sono documenti scritti e come tali risentono di tutte le particolarità di ogni testo a forma chiusa, come le poesie, le sceneggiature, le pubblicità ma anche gli spartiti musicali.

Esistono ovviamente grammatiche specifiche dei singoli linguaggi (non grammatiche descrittive, ma prescrittive); non ci sono però studi che trattano i linguaggi di programmazione diversi allo stesso modo delle lingue naturali, con caratteristiche espressive, specificità, evoluzione. Al massimo si tentano derivazioni di un linguaggio dall’altro, o se ne misura la diffusione nel tempo e nello spazio, senza arrivare ad una linguistica degna di questo nome.

Apparentemente, nessuna delle “scoperte” della linguistica moderna (dalla stilistica alla semiotica alla linguistica attanziale) è mai stata applicata a questo campo.

L’anno scorso ho tenuto un seminario a Science della Comunicazione, alla Sapienza di Roma, su questo argomento, insieme a Andrea Sterbini, ricercatore di Scienze ed esperto di linguaggi di programmazione.
Lui ha messo su un Wiki che potete consultare.
Se siete interessate/i all’argomento e avete voglia di approfondirne un aspetto, fatevi sentire.

Lavori iniziati (e, spero, finiti)

nov 18th, 2008 Posted in software | no comment »

Testi scritti, in italiano e altri linguaggi di programmazione

nov 18th, 2008 Posted in Testi, articoli, riflessioni, software | no comment »

Qui trovate raccolti alcuni miei documenti e programmi, a volte già pubblicati su carta o in rete, in ordine alfabetico.
I documenti sono i formato DOC o RTF, i programmi sono in generale realizzati con qualche versione di ToolBook (dalla 4 alla 7), per
cui necessitano del Runtime relativo. Se non lo avete già, scaricatelo da qui.

L’elenco viene aggiornato periodicamente.
Questa pagina è stata rivista il 7/11/05

Documenti:

Alcuni dei testi più vecchi pubblicati su OnLynx sono scaricabili da qui.

Invece su Altrascuola potete trovare testi più recenti, in particolare sul tema della scrittura creativa
mediata dal computer. L’indice completo può essere consultato a questo indirizzo.

Software e prototipi

  • ADA Lesson Generator Modulo autore per la creazione di corsi online (bisogna registrarsi sul Lynxlab) (TB Runtime ver. 7.1 – 2002)
  • Textis Plus Telaio per la tessitura di testi, Versione beta (TB Runtime ver. 6.5 – 2002)
  • Automa Cellulare Simil-LifeGame, versione programmabile (TB Runtime ver. 6.5 – 2000)
  • Ascii2Bitmap Tool giocoso per la conversione di caratteri in colori (TB Runtime ver. 6.5 – 2000)
  • Carte Gioco di riconoscimento di immagini e strategia (TB Runtime ver. 4 – 2/98)
  • Comunicatore Ambiente di comunicazione facilitata (TB Runtime ver. 4 – 5/98)
  • Hoaxmaker Generatore di Bufale (TB Runtime ver. 6.5 -11/2000)
  • Hitch Ambiente di scrittura creativa dedicato al Giallo (TB Runtime ver. 6.5 – 2000)
  • Matobj Prototipo di ambiente per l’aritmetica ad oggetti (TB Runtime ver. 6.5 – 2001)
  • Moviola Scrittura e riscrittura (TB Runtime ver. 4 – 5/98)
  • Alfabeto Scrittura a scansione (TB Runtime ver. 4 – 5/98)
  • Orologio Lettura dell’orologio analogico e digitale (TB Runtime ver. 4 – 5/98)
  • Storie Lettura guidata con evidenziazione della categorie grammaticali (TB Runtime ver. 4 – 5/98)
  • Scaramouche Gioco sul lessico(TB Runtime ver. 4 – 7/97)
  • Puzzle Semplice motore per generare puzzle con elementi omogenei (TB Runtime ver. 6.1 – 4/01)

Biografia leggera

nov 17th, 2008 Posted in info | no comment »

Stefano Penge ha frequentato brillantemente le Scuole Elementari e conserva un ricordo indelebile del suo maestro Biagio.
Una nebbia copre il resto del suo curriculum scolastico. Comunque sia, i suoi studi non hanno avuto niente a che fare con l’informatica. Da qualche parte conserva una copia rilegata in stoffa blu marine della tesi di laurea in filosofia della scienza sull’Operazionalismo di P.W.Bridgman.
E’ stato per caso che si è imbattuto con un vecchio calcolatore dai dischetti da 8 pollici durante il Servizio Civile dei Gruppi Archeologici.
apple IIe
Amore a prima vista. Amore che si è ogni volta risvegliato per l’Apple IIe, il Commodore 64, il primo 8088/4,77 , il 286/8, il 386/20, il 486/25 , il 486/100, il Pentium 166, il K6 200, il Pentium III 600,il Duron 850 e ora l’Athlon 64bit. In tutti questi anni ha visto la frequenza dei clock delle macchine aumentare di ottocento volte, mentre le cose che riusciva a farci rimanevano più o meno le stesse: con l’Apple aveva cominciato scrivendo un programma per un bambino che non era in grado di scrivere da solo.
Una volta capito che non poteva vivere senza quella macchina diabolica, ha peregrinato per diversi laboratori di ricerca alla ricerca di un gruppo di lavoro con cui sviluppare alcune idee sulle possibili “applicazioni dell’elaboratore alla didattica” (questo era il termine all’epoca) . Dopo aver collaborato con la III Cattedra di Neuropsichiatria Infantile alla creazione di software sperimentali per bambini con disturbo specifico del’apprendimento, e con il gruppo di Knowledge Representation del Dipartimento di Informatica e Sistemistica della “La Sapienza” , è approdato a Scienze dell’Educazione di Roma 3, dove è iniziata un fase aurea di collaborazione con Roberto Maragliano sugli incroci tra multimedialità e didattica.
Tra le cose uscite dal Laboratorio di Tecnologie Audiovisive tra il 1992 e il 2000 ci sono per esempio il primo Winscribo, IperNote, Stroccofillo, e poi Textis e Promenade.
Il sogno di creare un gruppo di lavoro multidisciplinare si è avverato con la nascita di Lynx, calderone magico in cui ribolle un po’ di tutto, dalle esperienze didattiche agli studi sulle interfacce, dalla telematica al cinema. E che, a quasi quindici anni dalla sua creazione, ancora esiste e resiste malgrado tutte le congiunture nazionali e internazionali, senza mai abbandonare la sua vocazione di “impresa di ricerca” e non solo di produzione.
Dal software didattico, con lo sviluppo di internet, era naturale che passasse a progettare strumenti per l’e-learning. E arriviamo così a ADA Lesson Generator e quindi alla piattaforma opensource ADA (Ambiente Digitale per l’Apprendimento), rilasciata con licenza GPL a partire dal 2001.
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E’ passato, dopo lunghe esitazioni, ad usare esclusivamente Linux (per la cronaca, Fedora Core 9). Nel frattempo, attende con ansia che suo figlio Luca lo sostituisca nel lavoro più duro di programmazione. Per ora, il giovane scienziato si limita a programmare videogames con GameMaker. D’altra parte, ha solo (annoattuale-1995) anni.

Due passioni extradigitali: lo Zen (e più recentemente, il Ki-aikido) e la sua vecchia Guzzi.